BRA - Bra, il "grande esodo" raccontato al Caffè letterario da una commossa Luciana Rizzotti

L’esule istriana insegna che "La memoria ci deve rendere sentinelle affinché le barbarie non abbiano più a ripetersi"

17/02/2025 09:06

Non solo il 10 febbraio, ma ogni giorno è quello giusto per ricordare il triste passato nella speranza di un futuro lontano dall’odio. E il modo migliore per farlo è far parlare coloro che possono dare una testimonianza diretta, con la propria voce. È così che il 13 febbraio Luciana Rizzotti è intervenuta al Caffè letterario di Bra per incontrare il folto pubblico che si è dato appuntamento nella sala di BrArte. Hanno portato il saluto la professoressa Marina Isu, consigliera comunale con delega alla Scuola di Pace, la presidente di BrArte Agata Comandè e la presidente dell’associazione Albedo Flavia Barberis, quindi il via alle domande formulate dai conduttori della serata Silvia Gullino caporedattrice del Nuovo Braidese e Gianni Milanesio fiduciario di Slow Food Bra.
 
"Voglio diffondere messaggi positivi. Far capire che la vita continua, anche se a volte ti mette a dura prova. Io ho vissuto la guerra, ho perso la mia casa, la mia terra, persone che amavo. Certi traumi non li superi mai completamente, ma abbattersi non serve", ha raccontato la donna che ha vissuto sulla sua pelle le vicende istriane, narrate nel suo libro "Istria 1945 - 1956. Il grande esodo" (alcune copie sono disponibili gratuitamente presso l’ufficio turistico di Bra).
 
20mila morti. 350mila esuli. Questo è il bilancio molto approssimativo di ciò che subirono gli Italiani nelle loro terre in Istria, Venezia-Giulia e Dalmazia, colpiti dall’epurazione etnica voluta dal Maresciallo Tito e compiuta a più riprese (prima ondata 8 settembre 1943, data dell’armistizio e la seconda dal 25 aprile 1945 fino a molti anni dopo la guerra).
 
La serata ha suscitato commozione, offrendo a tutti un messaggio: la memoria ci deve rendere vivi, vibranti, partecipi. Sentinelle che devono guardare al futuro con piena consapevolezza, affinché tali barbarie non abbiano mai più a ripetersi.

c.s.

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