Nel centro storico di Cuneo ci sono 29 defibrillatori, ma il 76% non è accessibile di sera e nei weekend
La ricerca condotta dalla società scientifica Italian Resuscitation Council, pubblicata a febbraio sulla rivista Resuscitation JournalLa sopravvivenza all’arresto cardiaco aumenta fino al 70% nel caso in cui si utilizzi un defibrillatore automatico entro i primi 5 minuti dall’inizio dell’emergenza. Per questo negli ultimi anni si è lavorato molto per dotare città e territori di DAE sempre a disposizione in caso di necessità. Anche in provincia di Cuneo il numero dei defibrillatori a servizio della popolazione è aumentato in maniera esponenziale. Non tutti, però, sono accessibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette. È quanto emerge da un contributo pubblicato a febbraio sulla rivista internazionale Resuscitation Journal, curato della società scientifica senza scopo di lucro Italian Resuscitation Council, che unisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare. Tra gli autori anche il dottor Jacopo Giamello, medico del "Santa Croce", ex consigliere comunale di Busca che nel 2016 ha lanciato il progetto “Città cardioprotetta”, promosso proprio per dotare il territorio di dispositivi salvavita.
Secondo quanto riferito nella "letter to editor", infatti, oltre il 70% dei DAE si trova in edifici pubblici, uffici e scuole, quindi in strutture chiuse di sera e nei fine settimana. La ricerca ha riguardato anche il centro storico della città di Cuneo, preso in esame insieme a quello di Bologna: sono stati presi in analisi i defibrillatori registrati alle centrali operative del sistema di emergenza sanitaria, come stabilito della legge 116 del 2021. Nel centro storico di Bologna i DAE sono 86, a Cuneo sono invece 29. Nel caso del capoluogo della Granda, il 76% dei dispositivi si trova all’interno di edifici chiusi di sera, di sabato e di domenica (nel centro di Bologna la percentuale sale all’81%).
“È di vitale importanza, dove possibile, portare i defibrillatori fuori dagli edifici installando nei luoghi pubblici teche, oggi disponibili a costi contenuti, attrezzate per proteggere i DAE dagli agenti atmosferici e dai furti”, commenta al portale “InSaluteNews" Guglielmo Imbriaco, membro del comitato scientifico di IRC e co-autore della “letter to editor” pubblicata su Resuscitation Journal: “Altrettanto importante è introdurre quanto prima un’applicazione nazionale per cellulari che geolocalizzi tutti i DAE attivi sul territorio, come già prevede la legge 116 del 2021 sui defibrillatori, così che i cittadini possano individuarli con estrema rapidità in caso di emergenza”.
La collocazione dei DAE nei luoghi pubblici sempre accessibili è possibile, per l’appunto, grazie ad apposite teche, progettate per rendere visibili i defibrillatori e proteggerli dalle intemperie. Un esperimento di questo tipo è stato condotto proprio a Busca, dove i venticinque DAE pubblici sono sempre a disposizione della popolazione, essendo collocati tutti all’esterno degli edifici.
Il rischio di vandalismo o furto può sollevare preoccupazioni, impedendo il posizionamento di DAE in luoghi aperti o accessibili al pubblico. Si legge nella “letter to editor”: “Come misura di sicurezza, la posizione di un DAE esterno dovrebbe essere illuminata e monitorata tramite video. Le capacità di tracciamento GPS dei DAE moderni possono prevenire furti e vandalismo. Infine, assicurare un DAE può rappresentare un'efficace misura supplementare per salvaguardare l'investimento per il dispositivo. I costi assicurativi potrebbero essere inclusi in piani di assistenza completi, oltre a parti di ricambio e servizi di manutenzione”.
“In conclusione, - prosegue il contributo - affrontare il divario notturno e festivo nell'accessibilità dei DAE è una priorità urgente per la salute pubblica”.
a.d.

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