Sonniferi nella pappa per recuperare un gattino randagio: i Forestali la denunciano per maltrattamenti
La disavventura di una donna a San Michele MondovĂŹ. Ora si trova a processo: âMa io volevo solo salvarlo dalla stradaâ racconta al giudiceA fare una buona azione non sempre si viene ricompensati e, qualche volta, si finisce perfino davanti al giudice. Ă successo a una signora di San Michele MondovĂŹ, accusata di maltrattamenti su un animale: proprio lei che con gli animali lavorava, gestendo una piccola pensione per cani.
La vicenda di cui è protagonista però non riguarda la sua attivitĂ professionale, bensĂŹ un episodio risalente allâaprile di due anni. Tutto inizia con la telefonata di una vicina di casa ai carabinieri, per segnalare un fatto insolito: âDalla finestra ho visto una signora camminare lungo la strada con qualcosa in mano: mi sono incuriosita e lâho seguita con lo sguardo. Ho notato che poggiava qualcosa nellâerba, sul ciglio della strada. Sono andata sul posto e ho visto una busta di plastica, con sopra una pappetta di colore biancoâ. La testimone ha precisato di aver riconosciuto la sua vicina, con la quale non aveva particolari rapporti e su cui non nutriva sospetti: âMa io possiedo un cane ed ero preoccupataâ.
Sugli accertamenti svolti in seguito dai carabinieri forestali di MondovĂŹ ha riferito il maresciallo Stefano Ambrosio. La pappa, riconosciuto come una possibile esca avvelenata, era stata da loro prelevata e portata in esame allâistituto zooprofilattico di Cuneo. Ne è emerso che conteneva clotiapina, il principio attivo di un farmaco per uso umano venduto con il nome commerciale di Entumin. Un comune sonnifero, che la sospettata ha subito ammesso di avere in casa e che era in effetti stato ritrovato. La signora ha anche spiegato, prima ai carabinieri e poi al giudice, il motivo per cui il sedativo si trovasse nella pappa: âDa due giorni vedevo girare un gattino intorno a casa, era sempre in mezzo alla strada. Era un affarino piccolo cosĂŹ e io non riuscivo a prenderlo, passavano le auto ed era preoccupata. Per questo ho messo le gocce nella pappetta, poi sono riuscita a buttargli addosso un asciugamano e a prenderloâ.
Il micino, ha aggiunto la signora, appariva affamato e in difficoltĂ : âAvrĂ avuto sĂŹ e no un mese: qualcuno lo avrĂ buttato sul ciglio della strada come fanno sempre, perchĂŠ sanno che in zona câera il canile. Era molto debilitatoâ. La storia, almeno per il gatto, ha avuto un lieto fine: dopo essere stato rifocillato, spulciato e sverminato, il piccolo è stato affidato a una coppia di amici della sua soccorritrice che lo ha adottato. Resta lâamarezza per lâepilogo, inevitabile a parere del maresciallo: âLâuso di farmaci a uso umano sugli animali - ha precisato - è unâeccezione basata su due presupposti: deve esserci una patologia che crea sofferenza e non deve esistere un farmaco veterinario analogo per la cura della patologiaâ. In questo caso, secondo il militare, âil solo ritrovamento qualificava quella pappa come unâesca ed era giĂ una violazione. Ă stato appurato tramite il veterinario che, se somministrato da persone inesperte con dosaggi inappropriati, il farmaco può provocare controindicazioni, soprattutto se lâanimale ha altre patologieâ.
Una conclusione contestata da una veterinaria chiamata come consulente di parte della difesa, secondo la quale gli eventuali effetti collaterali non vanno oltre un lieve stordimento. Il processo continuerĂ lâ8 ottobre.
Andrea Cascioli

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