Sospetti di maltrattamenti ad anziani con Alzheimer, prosegue il processo contro una oss
L’inchiesta nella Rsa “Tapparelli” di Saluzzo ha portato all’allontanamento e poi alle dimissioni. “In quel reparto ci vuole empatia” dice la coordinatriceNon è un mestiere facile, quello dell’operatore sociosanitario, in un reparto dedicato ad anziani affetti da Alzheimer. Lo conferma la coordinatrice dei servizi socioassistenziali della Rsa “Tapparelli d’Azeglio” di Saluzzo, chiamata a testimoniare nel processo per maltrattamenti contro una ex dipendente della struttura.
Un caso che lei, arrivata a marzo del 2022, si era trovata a gestire dopo un’ondata di richieste di trasferimenti: “Ad aprile sono venuta a conoscenza dell’indagine. Ricordo che gli operatori chiedevano in continuazione appuntamenti per un colloquio, oggetto delle richieste era lo spostamento dal reparto Nat per ‘ragioni personali’”. Un’inquietudine generale, alimentata dalle indagini di cui non si poteva ancora parlare: “Il personale ha iniziato a fare domande quando hanno visto queste scatolette, dove probabilmente c’erano le telecamere. Io cercavo di minimizzare”.
Il reparto Nat, oggi ribattezzato nucleo declino cognitivo, è quello in cui lavorava M.G., la oss sotto accusa. Si parla di fine 2021, quando le restrizioni alle visite erano ancora in vigore e buona parte degli anziani e del personale erano stati colpiti dalla pandemia. Le accuse contro l’operatrice socioassistenziale muovono dalla denuncia di una sua collega ai carabinieri. In caserma la dipendente, neoassunta, aveva parlato del periodo in cui aveva affiancato sul lavoro l’attuale imputata: una decina di giorni appena, in novembre. I militari avevano preso in esame in particolare due episodi di lesioni, conseguenti a cadute.
Anche un’altra oss, sentita come testimone, sostiene di aver assistito a “cose sgradevoli”. In un’occasione, la collega avrebbe schiacciato le braccia di un’ospite sul petto, a suo dire con un’eccessiva pressione: “Io le ho detto ‘lasciala stare, non vedi che fatica a respirare?’: la teneva così perché non scappasse, l’ospite dava pugni e calci ed era coricata. La collega poi l’ha lasciata e l’ospite è scappata”. La coordinatrice, al pari del direttore della Rsa, afferma invece di non aver mai ricevuto segnalazioni specifiche sulla dipendente: “Avevo chiesto se alzasse la voce, mi è stato risposto che parla a voce alta per abitudine”. “Il nucleo Nat ospita persone con problemi comportamentali” ha ricordato in aula: “Ci vogliono un’empatia e una sensibilità accurata a maggior ragione in questo reparto, perché non sappiamo cosa gli ospiti ricevano dalla nostra comunicazione verbale e non. Un tono più alto o una mossa più brusca viene vista come un pericolo”.
A seguito dell’inchiesta e delle misure cautelari collegate, l’imputata e altre due colleghe erano state trasferite ad altro reparto, non più a contatto diretto con gli anziani. L’estate scorsa la donna si è dimessa dall’incarico. La Rsa “Tapparelli” è parte civile nel processo, assieme alle famiglie di alcuni ospiti. Il 22 luglio è in calendario una nuova udienza per l’audizione dei testimoni della difesa.
Andrea Cascioli

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