Domani è Post Punkdemic Chill
Sarà la psichedelia della band svizzera Honshu Wolves a scaldare l'atmosfera di una serata che è ormai un appuntamento fisso del martedìDomani sera, a Spazio Varco, dalle 19.30, è Post Punkdemic Chill. Sarà la psichedelia della band svizzera Honshu Wolves a scaldare l'atmosfera di una serata che è diventata, per molti, un appuntamento fisso del martedì. Per chi ancora non lo conoscesse, e perché no anche per tutti gli affezionati che non si perdono un concerto, abbiamo fatto una chiacchierata con Alberto e Fabio, i due ragazzi - da anni attivi nella scena musicale indipendente locale- ideatori dell'evento.
Tredici fin'ora i concerti nell'ambito di Post Punkdemic Chill, ormai appuntamento fisso del martedì sera a Spazio Varco. Cosa deve sapere chi non è ancora un habitué?
Alberto: "Ciao Francesca, innanzitutto grazie per lo spazio! Sì, il Post Punkdemic Chill sta pian piano diventando un appuntamento fisso del martedì per moltissimi cuneesi e non solo, un risultato che speravamo dal profondo del cuore ma che ci ha comunque lasciati a bocca aperta! Proviamo a descriverlo con una definizione sintetica per chi ancora non lo conoscesse: il PPC è un evento musicale autogestito che si tiene indicativamente ogni due settimane presso lo Spazio Varco, tendenzialmente il martedì sera. Le serate iniziano presto e finiscono presto per consentire a pubblico e artisti di esibirsi e rientrare a casa ad un orario ‘accettabile’, trattandosi di eventi infrasettimanali. ‘L’apertura cancelli’ è sempre alle 19.30, mentre i live – di una o al massimo due band/cantautori a sera – iniziano non dopo le 21 e generalmente finiscono entro le 22.30. La scelta del giorno è caduta sul martedì perché in quel giorno a Cuneo molti locali sono chiusi e in generale c’è poco da fare, mentre la scelta degli orari ‘accessibili’ é venuta di conseguenza. Giunti praticamente al quattordicesimo appuntamento, ci sentiamo di dire che entrambe le scelte hanno portato ottimi frutti, e il pubblico non solo ha accettato la ‘scommessa’ degli orari e si è dimostrato particolarmente attento alle nostre proposte, ma partecipa sempre più numeroso alle serate". Il PPC è nato grazie all’appoggio e alla fiducia che il WSF Collective ha dato al collettivo informale BarbaCru, di cui sia io che Fabio facciamo parte, per organizzare una serie di live nell’auditorium del Varco. Le serate sono interamente gestite da volontari e prevedono non solo il live di artisti, ma anche la possibilità di usufruire del servizio bar gestito direttamente dal WSF. L’accesso agli eventi è libero e il sostentamento degli artisti e degli eventi a seguire è garantito da un up to you, un contributo volontario da parte del pubblico, richiesto all’ingresso dell’auditorium".
Il nome è un gioco di parole che rimanda al periodo di uscita dalla pandemia e alla scena punk.
Alberto: "Sì, Fabio l’ha tirato fuori ‘ispirandosi’ al titolo di un album degli Skunk Anansie ('Post Orgasmic Chill') e ‘piegandolo’ al significato che volevamo dare all’evento. Gli è uscito fresco e naturale come una battuta, e l’abbiamo tenuto così! Il riferimento al post-covid ci sembrava in un certo senso necessario: è vero che la pandemia è stato un momento molto difficile per tutti e da molti viene ancora vista come una parentesi da dimenticare, ma è altrettanto vero che il PPC così come molte altre iniziative in campo culturale e artistiche nate negli ultimi mesi trova le sue radici proprio nella voglia di lasciarsi alle spalle la situazione di passività e immobilità imposta dalle contingenze, e che durante i lockdown e nel periodo immediatamente successivo ha avuto purtroppo il suo culmine".
Le origini del Post Punkdemic Chill vanno ricercate nel periodo pre pandemia. Nello specifico in una serata di concerti organizzati da quattro amici, per festeggiare insieme il compleanno, nel seminterrato di un circolo Acli della frazione Trucchi.
Fabio: "Annus Domini 2016, due ragazzi devono compiere 30 anni e uno 33, si cerca un posto per suonare ed un nome da dare all’evento. Cosi nasce il Barbatrucchi. Il resto è leggenda…".
Alberto: "Sì, l’embrione del PPC sta nelle serate organizzate a nome di BarbaCru, in tutto una manciata di live supportati dall’Acli di Trucchi (da qui il titolo dato all’iniziativa) e autofinanziati grazie alla collaborazione col birrificio Kauss. L’iniziativa è andata avanti per tre anni, fino a dicembre 2019, e ha posto le basi per quanto avremmo proposto poco tempo dopo".
Poi è arrivato il Covid e si è fermato il mondo. Quando la pandemia è finalmente finita, tu e Fabio avete cercato un posto dove riproporre quel tipo di situazione.
Fabio: "Appena passato il periodo di pandemia, nonostante un sacco di locali avessero chiuso e molte band si fossero sciolte, ad Albi e me è sembrato (e sembra tuttora) che stesse arrivando una nuova primavera musicale per Cuneo. Per questo abbiamo tirato su il PPC e, vedendo la risposta del pubblico, forse un po’ abbiamo avuto ragione. Tra l’altro non siamo gli unici a cavalcare quest’ondata di ottimismo e a organizzare eventi: altre realtà di amici come Ghetto Boogie o i ragazzi del NU(o)VO si muovono da tempo per creare situazioni interessanti e ridare vita alla scena locale!".
Alberto: "L’idea ci frullava in testa da tempo, forse anche da prima della pandemia, ma l’abbiamo concretizzata solo a fine febbraio 2022, dopo un weekend trascorso a valutare tutti i pro e contro di organizzare micro eventi del genere. Diciamo che ci siam fatti prendere dall’entusiasmo: eravamo appena usciti da due anni di incertezze tra un lockdown e l’altro, restrizioni imposte e poi sospese, poi nuovamente imposte...insomma, ci sembrava il momento giusto per agire e di (ri)proporre la cosa al direttivo di WSF, collettivo che ha in gestione lo Spazio Varco dalla sua apertura. L’idea è piaciuta e ad aprile dell’anno scorso abbiamo fatto un primo esperimento. Siamo praticamente arrivati al quindicesimo, direi che la cosa ha funzionato!".
L'idea è vostra ma dietro questi concerti c'è il lavoro di diverse persone.
Alberto: "Sì, il PPC esiste e sta in piedi grazie alla collaborazione di una decina di persone. Trattandosi di eventi autogestiti, ogni serata richiede -al di là della parte burocratica e relativa ai contatti con gli artisti, la realizzazione del flyer e quel minimo di comunicazione necessaria per spargere la voce - l’allestimento degli spazi, la preparazione della cena per le band, la gestione dei suoni e infine la fase di smontaggio a termine dei live, per cui ognuno svolge una o più attività in funzione di cosa c’è da fare per far "girare la serata come si deve’".
Spazio Varco sta diventando un punto di riferimento per la scena musicale della provincia. Oltre ad essere uno spazio dotato di sale prove e ad ospitare un festival come Sanrito, grazie al Post Punkdemic Chill passano di qui parecchie band locali ma anche gruppi che arrivano da fuori provincia o dall'estero.
Alberto: "Spazio Varco è un vero e proprio gioiello per una città come Cuneo, non a caso WSF lo sta utilizzando (e giustamente) come un contenitore adatto ad ospitare progetti di varia natura. Oltre alle sale prova affittate alle band o utilizzate da scuole di musica, é in allestimento una sala podcast e sono in ballo diversi progetti con associazioni varie, ma forse per avere informazioni più precise su questo argomento sarebbe meglio parlare direttamente ai ragazzi di WSF".
Quanto è necessario cercare spazi, creare situazioni e occasioni dove poter fare (e ascoltare) musica live, o in altre parole per mantenere viva la provincia?
Fabio: "É importantissimo. Non pretendo che anche qui da noi si raggiunga il numero di proposte come nella vicina Torino ma creare nuove situazioni e trovare nuovi luoghi é, per una piccola città come Cuneo, dove la gente si annoia facilmente, fondamentale".
Alberto: "Nel periodo in cui viviamo penso che l’avere e il cercare/creare spazi per dar sfogo alle proprie passioni sia essenziale. La spontaneità del trovarsi per fare musica o più in generale cultura è l’essenza dell’aggregazione, ma anche di un qualsiasi atto creativo rivolto alla collettività. Se rapporto la cosa alla provincia di Cuneo, mi vien da citare quanto ha detto prima Fabio: oggi sembra di vivere in un ‘clima di primavera’. Il piattume che aleggiava nell’aria prima della pandemia culminato con l’immobilità assoluta dei lockdown ha risvegliato in molti la voglia di rimettersi in gioco e di ricostruire ciò che si è perso o di cui si è sentita la mancanza. Anni fa non ci ponevamo il problema di cercare nuovi luoghi o situazioni per suonare o per proporre iniziative di natura culturale perché eravamo circondati da locali/realtà pubbliche o private che garantivano una vasta gamma di alternative, e forse davamo questa possibilità per scontata. Oggi non lo è per niente, sebbene il bisogno di comunicare o di esprimersi sia rimasto lo stesso di prima, e molto spesso questo bisogno passa per altre vie: vie nuove e molto spesso nascoste agli occhi dei più, intime e riservate a pochi fortunati, clandestine, addirittura. Ci si imbatte sempre di più (e per fortuna) in appassionati ed entusiasti che condividono i propri negozi, garage, sale prova o addirittura le proprie case per dare spazio a musica, arte e cultura. In altre occasioni ci si mette d’accordo e si organizzano eventi occasionali in location naturali, o in locali non sempre attrezzati ma che nonostante ciò offrono la loro disponibilità. Se questi non sono segni di quanto importante sia avere luoghi in cui fare cultura e quanto forte sia la necessità di esprimersi…La provincia è più viva che mai, deve solo rendersi conto che può risollevarsi con le proprie risorse. In ambito strettamente musicale, dopo un periodo in cui il pubblico in generale ha perso interesse nei live e dopo la batosta del covid, nella sola città di Cuneo esiste un unico locale che fa programmazione live con tenacia e continuità, la Birrovia, mentre il resto della provincia – un tempo costellata da molti più locali - può contare su pochissime realtà ancora attive (penso al Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba, alla nuova versione del Ratatoj di Saluzzo tramite gli eventi organizzati al teatro Magda Olivero, o alla programmazione del Freakout di Fossano, per fare qualche esempio) rispetto anche solo a dieci anni fa. Chi vuole suonare dal vivo in provincia oggi può appoggiarsi alle realtà sopravvissute, far leva sulle piccole realtà appena citate o si deve arrangiare. C’è bisogno di maggiore alternativa, non ci resta che crearla".
La filosofia è quella del do it yourself, dell'autogestione, della libertà...principi che derivano dalla scena punk.
Alberto: "Siamo entrambi cresciuti ascoltando punk e hardcore e ‘loro derivati’, ma il PPC non abbraccia una filosofia punk ‘tout-court’. Piuttosto ne condivide gli aspetti propositivi e il carattere di spontaneità, e di sicuro lo spirito a cui ci rifacciamo deriva dall’etica e dall’estetica del do it yourself, tipica delle scene punk, appunto. Cosa vuol dire do it yourself? Un po’ tutto e un po’ niente, nel concreto credo che sia l’essenza dell’arrangiarsi: ti manca qualcosa di cui senti il bisogno ma che non riesci a trovare o addirittura non esiste? Trova un modo per crearlo coi tuoi mezzi, per quanto limitati essi siano. Questo è lo spirito del do it yourself per me. È ovvio, senza uno spazio come il Varco, e la fiducia di WSF, il Post Punkdemic non sarebbe la stessa cosa, ma le serate sono in tutto e per tutto autogestite e si basano sulla condivisione di materiali, risorse e competenze di persone che hanno voglia di sbattersi e di mettersi in gioco per creare qualcosa".
Fabio: "Do it yourself sempre e comunque, l’importante e trovare gente presabbene poi il resto vien da sè (o quasi) ahahah!".
Rock, noise rock, punk e hardcore (nelle svariate declinazioni e sperimentazioni) ma anche elettronica, cantautorato italiano e musica folk. Come scegliete le band e i cantautori che si esibiscono?
Fabio: "All’inizio il PPC era partito cercando band in day-off esterne alla realtà cuneese grazie soprattutto ai contatti del nostro amico e ‘partner-in-crime’ Sirio e al Fantasma dei Briganti, ma ovviamente non potendo solo basarci su ganci occasionali si é sponsorizzato anche e molto il 'made in Cuneo' e, soprattutto in occasione delle primissime edizioni quando non si era ancora sparso il verbo, si contattavano le band direttamente dalla propria rubrica".
Alberto: "I limiti/vincoli nella scelta delle band sono stati finora di natura puramente logistica: avendo a disposizione una manciata di martedì sera concordati con le disponibilità degli spazi del Varco, la sfida è stata (ed è tuttora) quella di trovare band a cui la combinazione distanza/data infrasettimanale/orario fosse congeniale. Per forza di cose la scelta è in larga parte caduta su band locali o attive in un raggio compreso entro gli 80/100km di distanza da Cuneo, o alternativamente su band in tour che avevano bisogno di ‘coprire’ un day-off con una data intermedia. In questo senso, come ha detto Fabio, ci è tornata utile la rete di amicizie nell’ambito musicale locale e, in qualche occasione, abbiamo approfittato delle proposte allettanti fatte da booking agencies. Riguardo invece ai generi delle band ospitate: non ci siamo mai posti limiti, siamo onnivori e interessati a qualsiasi tipo di proposta, purché sia a base di musica originale e sia fresca e possibilmente distante dai trend comuni. Da un po’ di tempo a questa parte stiamo incominciando a ricevere richieste di live da band che sono venute a conoscenza del PPC, quindi a breve non saremo più solo noi a scegliere le band, ma anche le band a proporsi direttamente".
Un anno di Post Punkdemic e la quasi assenza di presenze femminili, fatta eccezione, al momento, per gli svizzeri Hallelujah Mother Helpers e i bolognesi The Procastinators. Per quanto riguarda le band locali, gli unici nomi femminili sono quelli di Chiara Di Benedetto e Giulia Provenzano, che si sono esibite insieme a Roncea, in veste full band. Nella scena musicale cuneese mancano le donne?
Fabio: "Bella domanda! Così su due piedi mi verrebbe da rispondere di sì, parlando di scena, ma vedendo e partecipando ad un altro evento mensile - il TAKASUNE al Beer’sHop 12100 - ho scoperto una realtà musicale tutta al femminile che mai avevo visto prima. Il Taka è una serata a base di cover, quindi diversa dal PPC, ma la presenza di ragazze che si butta ad interpretare brani è altissima, e le skills ci sono tutte, eccome!".
Alberto: "Alla lista di presenze femminili che hai fatto mi permetto di aggiungere anche la cantante e chitarrista Anne Valérie Blaser, on stage domani con i suoi Honshu Wolves, band svizzera dedita ad un post punk psichedelico di cui è la frontman (o dovrei dire frontwoman?). Per quanto riguarda la presenza femminile nella scena cuneese: in percentuale le ragazze coinvolte in progetti musicali è minore rispetto a quella maschile, ma credo che questa sia una tendenza comune e diffusa un po’ ovunque… Bisognerebbe superare il preconcetto tristemente diffuso per cui l’imbracciare uno strumento e fare musica (per non parlare di dedicarsi a generi sperimentali/estremi) sia un’occupazione/passatempo tipicamente maschile. Quest’idea è una stronzata e lo dimostra il fatto che – come dice Fabio – non solo il livello delle ragazze che suonano è altissimo, ma anche il contributo attivo tutto al femminile nelle scene alternative/indipendenti sia in termini di band che come pubblico è in costante aumento. Forse qui in provincia ce ne rendiamo meno conto rispetto che nelle grandi città o all’estero, ma è così, e nel cuneese ci sono molte musiciste che non solo fanno parte di ensemble ultrafichi (Collettivo Sinestetica, solo per fare un esempio), ma hanno progetti personali o nei quali svolgono ruolo di bandleader, e dicendo questo penso a Serena Covella, Laura Vertamy (Lizzyweil), Debora Manassero (Deb e i Mostri e Mentiras), Denise Gallo (Den Van Stanten e Rosul), Mariasole Castoldi dei Bo Taoshi (band estrema di giovanissimi, da tener d’occhio!!), per non parlare poi di veterane della musica locale (e non solo) come Sabrina Pallini, e sono sicuro di averne dimenticate molte altre…Abbiamo anche esponenti di levatura internazionale come Yasmin Khreiwesh e Agnese Valmaggia, ospite alla batteria per la recentissima ottava edizione del Sanrito Festival e autrice di un assolo micidiale durante la seconda serata dell’evento. E non è finita qui. A livello di dj setting penso a Musica per Autopista, La Femme, Donna Camillo. Insomma, di realtà al femminile ce ne sono! Speriamo di riuscire a coinvolgerle nella nostra iniziativa!".
Quali saranno i prossimi concerti?
Alberto: "Da qui a fine maggio avremo ancora 5 serate:domani i già citati Honshu Wolves, il 25 aprile gli Oh! Die e gli Opium Absinth + presentazione di una mostra di Gigio Bonizio a cura dell’etichetta cuneese Tanto Di Cappello, e poi altri tre live il 2, il 16 e il 30 maggio che però ci riserviamo di svelare strada facendo! Anche per l’estate avremo qualche sorpresina gustosa da proporvi a cui stiamo lavorando, quindi tenete occhi e orecchie ben aperti! Al momento non abbiamo ancora canali ufficiali attraverso i quali comunicare i live, per cui il consiglio è: cercate Post Punkdemic Chill tra gli eventi di FB o sulle pagine di Spazio Varco e WSF Collective. Presto ci attiveremo per rendere il passaparola su cui ci siam basati finora più efficace!".
Francesca Barbero

Post punkdemic Chill - Spazio Varco