Un referendum per dimezzare i tempi della cittadinanza: “L’Italia per noi è casa”
Il comitato cuneese per il sì si ritrova al Prestige di piazza Boves: “Una scelta simbolica, diamo voce a un posto importante per la città” dice Giulia MarroSi apre con l’intervento di Masseni Cisse, mediatrice culturale della Costa d’Avorio, la conferenza di presentazione del comitato referendario per il sì al dimezzamento dei tempi di concessione della cittadinanza italiana. “Oggi sono portavoce di tutte le figlie della seconda generazione che vivono in Italia e non hanno ancora avuto l’opportunità di avere la cittadinanza italiana” dice la mediatrice, ricordando come “un bimbo che nasce in Italia deve fare richiesta al compimento dei 18 anni se i genitori non sono cittadini, figuratevi chi arriva con i ricongiungimenti”.
Non è solo una questione di simboli, o una contrapposizione politica: “Andare a scuola e non essere riconosciuti legalmente ci dà pochissimi diritti: per esempio non possiamo andare in Erasmus. Se hai un documento in fase di rinnovo non puoi neanche accedere alla sanità, o partecipare a concorsi pubblici e a opportunità sportive”. Vivere con due patrie nel cuore è possibile, assicura Cisse: “Ho un Paese d’origine, ma l’Italia per noi è la casa, un punto di riferimento. Tanti miei coetanei, a un certo punto, si sono visti obbligati a lasciarla perché non sentivano di farne parte. Questa è la nostra battaglia, dobbiamo vincerla”.
Il comitato è il più “trasversale” e riunisce forze schierate su posizioni opposte rispetto agli altri quesiti, in votazione l’8 e 9 giugno: Possibile, Più Europa, Radicali, Partito Democratico, Italia Viva, Azione, Partito Liberaldemocratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana. Aderiscono associazioni come Amnesty International e Venezuela in Piemonte, che raccoglie gli immigrati di origine venezuelana.
La richiesta è di diminuire, da dieci a cinque anni, il tempo di permanenza sul territorio nazionale necessario per chiedere la cittadinanza: “Sappiamo che il processo è molto più lungo, oggi di solito si arriva a tredici-quattordici anni” precisa la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Giulia Marro, per la quale “ritornare alla legge del ‘92 permette alle persone come Masseni, che appartengono a questo territorio ma non hanno diritti, di avere un legame ufficiale”.
Per presentare il referendum a Cuneo si è scelto un locale, il Prestige Shisha Lounge Bar di piazza Boves, al centro di svariate polemiche: “La scelta di questo posto è emblematica. - conferma la consigliera - Questo locale è frequentato al 90% da immigrati di prima e seconda generazione e chiude a mezzanotte da ormai un anno, anche se è stato pensato come locale notturno. L’idea è quella di dare voce a un posto che per la città di Cuneo è molto importante, la popolazione ha bisogno di conoscerlo e questo luogo ha bisogno di aprirsi alla popolazione”. Altre iniziative, fanno sapere i promotori, sono già in programma.
“Una battaglia di civiltà” secondo Flavio Martino, coordinatore di Più Europa: “Metterci alle spalle dopo decenni la legge Bossi-Fini è un punto importantissimo. Noi non aderiamo ai referendum della Cgil, ma certamente dobbiamo portare la gente a votare”. L’appello è rivolto agli stranieri senza cittadinanza e a quelli che ce l’hanno già, ma anche agli italiani: “Questa è una battaglia importante per lo sviluppo del nostro Paese, per il discorso del calo demografico e l’equilibrio del nostro sistema pensionistico. Non c’è nazione opulenta che non abbia dovuto gestire e governare enormi flussi migratori”.
Il Partito Democratico, insieme alle forze di sinistra, sostiene anche i quesiti contro il Jobs Act (voluto dallo stesso Pd in epoca renziana), per la regolamentazione più stringente dei licenziamenti nelle piccole imprese, il limite alle proroghe dei contratti a termine e la responsabilità solidale negli appalti. Il sì al quesito sulla cittadinanza, dice la segretaria dei dem cuneesi Erica Cosio, “consentirà a chi vive in questo Paese da un congruo periodo di essere riconosciuto come cittadino a tutti gli effetti, non solo manodopera da sfruttare come spesso accade”.
Tra le testimonianze c’è quella di Alì Draichi, 35enne capogruppo della lista Alba Attiva e Solidale, di origine marocchina: “Vivo in Italia da sempre e ho fatto un percorso di integrazione, anche se non mi piace chiamarlo così: quando una persona apre gli occhi qui, fa parte di questo territorio. Questo referendum per tanti è una giornata in cui andare a mettere un sì o un no, invece per noi è qualcosa di importante che cambierà la vita a circa due milioni e mezzo di persone”.
Andrea Cascioli

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